Yangoon – Inle Lake – Pindaya

Volo Emirates Venezia-Dubai. Lo scalo è di 9 ore, quindi decidiamo di passare la notte al Premier Inn, albergo vicino all’aeroporto, per poi ripartire il giorno dopo. Dubai è Dubai. Una macchina da $ pazzesca, Emirates é il padrone indiscusso, tutto superlusso e veloce, per fare i 10 minuti a piedi che ci separano dal terminal di arrivo all’albergo, non si puó andare a piedi, solo superstrade, il pedone non esiste a Dubai…
Ripartiamo con il nostro volo per Yangoon. Giusto il tempo di timbrare i passaporti e siamo dentro.
Ci aspetta il driver del Backpacker Hostel, che ci porta a destinazione, cena Chinese take-away in ostello e branda stanchissimi.

Il giorno dopo visitiamo la città. Abbiamo solo una giornata piena e la sera bus notturno per il Lago Inle.
Yangoon, la vecchia capitale ( ora è Nay Pyi Taw), una citta di sangue, sogni e oro, così la descrisse Neruda, quasi un secolo dopo la sua presenza, la città si sta lasciando alle spalle il passato, segnato dal sanguinario regime militare. Gli esuli stanno tornando a casa, e con loro stanno arrivando orde di investitori e avventurieri stranieri per promuovere nuove attività, ristoranti, bar, negozi etc.
Il più imponente monumento buddista della nazione è la scintillante Shwedagon Paya, visibile da qualsiasi parte della città, 27 tonnellate di foglie d’oro e diamanti la ricoprono, il posto piú sacro per l’etnia birmana. La vediamo insieme ad altre migliaia di persone, sotto un sole cocente, sembra quasi brillare di luce propria tanto che ci fermiamo a “sentire” la sua energia.
Poi ci sorprende il monsone e ripariamo verso la Sule Paya, altra pagoda dorata che ha 200 anni. Qualche giretto ancora per viette fino al Bogyoke Aung San Market, per vedere la contrattazione della giada e di qualsiasi altra cosa si possa vendere, e via con il nostro night-bus.

Arriviamo al Lago Inle la mattina prestissimo, troviamo il nostro ostello, il Gypsy Inn Hotel, che ci ospiterà 3 giorni, nella cittadina di Nyaungshwe, la porta di accesso al lago. Mitici, i ragazzi e le ragazze dello staff, ci danno subito da dormire e ci accolgono come a casa. Dopo il riposo post-bus notturno, noleggiamo due biciclette e andiamo alla scoperta della parte est del lago. Caldo e monsoni, non mi aiutano( ioFede), e già ho un pessimo rapporto con l’attrezzo bicicletta, io cammino non pedalo, morale della favola, vengo staccato da Martina praticamente alla partenza, arranco anche in discesa, mi fermo a fumare, fingendo rotture del mezzo, sudo come se fossi in doccia e praticamente ormai solo, aspetto in un posticino il ritorno del “gruppo maglia rosa”. Il posticino che dicevo è la Red Mountain Estate, un’ azienda vinicola che sta provando a creare qualcosa di interessante http://www.redmountain-estate.com
Rientriamo per cena, che consiste nel fermarsi in una super bettola del luogo, che con 1,60€ a testa ci riempie di specialità locali.

2nd day…ci imbarchiamo per un tour del lago Inle, il lago è vasto e costellato di paesi su palafitte. Orti galleggianti, laboratori nei quali si lavorano argento, altri dove si telano sciarpe con fili di loto, altri ancora dove si costruiscono ombrelli parasole di carta interamente a mano. Tutta la vita sull’acqua… e poi sosta al mercato itinerante contadino, ogni giorno in un posto diverso, un miscuglio di etnie, che vendono, si scambiano e contrattano di tutto, dal pescato del giorno alle foglie di Betel da masticare.

Percorrendo un canale costeggiato da canneti raggiungiamo il villaggio di Inthein dove si trova un meraviglioso complesso di stupa, la Shwe Inn Thein Paya, alcuni in rovina e altri restaurati. Il tempo qua, ha un altro valore, la fretta non è concepita, si vive a contatto con l’acqua e la terra, è semplice e normale assuefarsi all’ambiente, senza massacrarlo.

Il giorno successivo lo dedichiamo alla scoperta, sempre in barca, della parte meridionale del lago fino a Sagar. Questa parte della regione Shan regala viste mozzafiato sulle montagne circostanti e sui villaggi di pescatori. Ci accompagnano uccelli indigeni e migratori. Facciamo sosta ad un villaggio dove assaggiamo una specie di sake di riso (buono ma fortino considerando che erano le 10 del mattino) e da una simpatica signora che lavora la ceramica. Ma Kaung Tar con i suoi 200 stupa sará la sorpresa della giornata.
Cena al mercato notturno, piccolo market aperto solo la sera, ah, qua si rispettano i tempi delle stagioni, ci si alza al levare del sole e alle 21,30/22 max tutto si spegne.

Ultimo giorno al lago poi bus notturno to Mandalay. Con un driver andiamo a visitare Pindaya in giornata da Nyaungshwe prima della partenza. La strada attraversa una delle aree più intensamente coltivate del Myanmar, un mosaico di campi di fantastica terra rossa. Arriviamo alla grotta naturale di Pindaya, un’enorme caverna calcarea dove ci sono più di 8000 statue di Buddha, donate da pellegrini di tutto il mondo. Giornata monsonica, vissuta in totale Burma-time….

Libro : ” Un mondo senza povertá” di Muhammad Yunus.

OST : “Tender” dei Blur

3 parole per questi momenti : Monsoni – Sorrisi – Zedi

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